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Lesotho

 

Lesotho


Superficie 30.400 kmq
Capitale Maseru
Principali città 10 distretti: Berea, Butha-Buthe, Leribe, Mafeteng, Maseru, Mohales Hoek, Mokhotlong, Qacha's Nek, Quthing, Thaba-Tseka.
Nome Ufficiale Regno del Lesotho
Forma di Governo Monarchia Costituzionale Parlamentare
Capo dello Stato S.M. Letsie III Re del Lesotho (dal febbraio del 1996)
Sistema Legislativo Bicamerale (Senato non elettivo e Assemblea Nazionale). Le ultime elezioni si sono tenute nel febbraio 2015.
Popolazione 1.942.008
Gruppi etnici Sotho 99,7%, Europei ed Asiatici 0,3%
Religioni Cristiani 80%, culti locali 20%
Lingue Inglese (ufficiale), Sesotho, Zulu, Xhosa

 

Già colonia britannica, indipendente dal 1966, il Regno del Lesotho è una monarchia costituzionale. Il Parlamento si compone di due Camere: il Senato e l’Assemblea. Capo dello Stato è dal 1996 il Re Letsie III. La Costituzione del 1993 attribuisce al capo del partito di maggioranza l’incarico di Primo Ministro. Le elezioni politiche del maggio 2012 avevano visto la vittoria della All Basotho Convention (ABC) con la conseguente nomina a Premier, (nonché Ministro della Difesa, della Polizia e della Sicurezza Nazionale) del suo leader Thomas Motsoahae Thabane. Il nuovo Governo era sostenuto anche dal Lesotho Congress for Democracy (LCD) e dal Democratic Congress (DC) fino a quando, a metà giugno 2014, il Paese è stato travolto da una lunga crisi politica che aveva portato alla sospensione dei lavori del Parlamento.

Grazie alla mediazione del Capo di Stato sudafricano Zuma - Presidente della troika SADC (Southern Africa Development Community) per gli affari politici, di difesa e di sicurezza- i leader dei tre partiti ancora formalmente uniti nella coalizione governativa avevano concordato la data di riapertura del Parlamento. L’intesa, denominata "Maseru Facilitation Declaration" - MFD - prevedeva che il Parlamento fosse riaperto il 17 ottobre per poi essere sciolto in dicembre in vista di elezioni politiche che avrebbero dovuto aver luogo nel febbraio 2015 (due anni in anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura). Fino a quella data il Parlamento avrebbe dovuto limitarsi a trattare solo questioni di ordinaria amministrazione.

Il 17 ottobre 2014 il Parlamento si era effettivamente riunito, dopo una chiusura di 4 mesi, per poi essere sciolto in dicembre. Le elezioni politiche, come da programma, si sono svolte il 28 febbraio 2015 ed hanno sancito la sconfitta di misura del Premier uscente, Thomas Thabane, il cui partito, All Basotho Convention, ha ottenuto 46 seggi contro i 47 del Democratic Congress guidato dal leader dell’opposizione Pakalitha Mosisili. Thabane, vista l’impossibilita’ di dar vita ad un Governo di coalizione, si e’ successivamente dimesso dall’incarico.

Il 17 marzo 2015 Mosisili - già Primo Ministro del Regno dal 2008 al 2012 - e’ stato ufficialmente nominato Primo Ministro ed e’ stato incaricato di formare il nuovo Esecutivo del Regno. I negoziati con gli alleati si sono protratti fino al 30 marzo, quando il Premier ha potuto presentare al Monarca la nuova squadra di Governo, composta di 27 Ministri e 7 Vice Ministri. I posti chiave sono stati spartiti secondo logiche di coalizione. Tutti i leader delle sei formazioni alleate del Democratic Congress hanno infatti ottenuto la titolarità di importanti dicasteri.

La situazione interna del Paese resta ancora precaria anche a seguito dell’omicidio a fine giugno 2015 dell’ex Comandante dell’Esercito, Gen. Mahao, che ha portato all’istituzione di una Commissione d’Inchiesta da parte della SADC.

 

Economia

Il Lesotho dipende in larga parte dall’aiuto allo sviluppo della comunità internazionale. I principali donatori sono la Banca Mondiale (fortemente impegnata nel Paese attraverso progetti nei settori idrico, minerario e dell’educazione, nonché con il primo e secondo “Poverty Reduction Support Grant and Credit”), il FMI, l’UNIDO, l’Unione Europea (che nel periodo 2008-2013 ha erogato finanziamenti per complessivi 138 milioni di euro), il Kuwait Fund, la Banca degli Stati Arabi, l’OPEC.

Il Lesotho è membro della Southern Africa Customs Union (SACU), l’Accordo di unione doganale che comprende il Botswana, il Sud Africa, la Namibia e lo Swaziland. L’accordo prevede la liberalizzazione degli scambi (ossia l’eliminazione delle tariffe e delle restrizioni quantitative) di beni pro¬dotti all’interno dell’area, l’applicazione di una tariffa esterna comune sulle importazioni provenienti dai Paesi terzi e l’adozione di un’accisa comune. I Paesi membri della SACU (ad eccezione del Botswana) hanno inoltre firmato nel 1986 un Accordo per la costituzione di una Common Monetary Area (CMA) che prevede la liberalizzazione dei movimenti di capitali, un regime di cambi comune verso l’esterno e l’ancoraggio delle valute di Namibia e Lesotho al Rand sudafricano. Il Lesotho è inoltre membro della Southern African Development Community (SADC), Organizzazione intergovernativa che comprende 15 Paesi dell’Africa meridionale. Nel quadro della SADC, nel 2000 venne firmato un Accordo per la creazione di un’area di libero scambio tra Sud Africa, Botswana, Lesotho, Namibia e Swaziland (già membri della SACU), cui si sono aggiunti in seguito Mauritius, Zimbabwe e Madagascar. Nel 2008 hanno aderito anche Malawi, Mozambico, Tanzania e Zambia, portando il totale dei membri dell’Accordo a 12. L’Angola, la Repubblica Democratica del Congo e le Seychelles non hanno ancora aderito.

Nonostante il Lesotho venga classificato dalla Banca Mondiale come “middle income country”, sulla base di un reddito pro-capite che nel 2014 si e’ assestato sui 2.800 US$, quasi metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà ed i tre quarti della forza lavoro sono impiegati nell’agricoltura di sussistenza e nella pastorizia. Non a caso il Paese fa registrare uno dei più elevati livelli al mondo del coefficiente “GINI”, indice statistico che misura il grado di disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.
La principale risorsa naturale del Paese è l’acqua, esportata in Sud Africa per rifornire la provincia del Gauteng. La struttura produttiva si basa soprattutto sull’agricoltura di sussistenza (da cui dipende l’85% della popolazione), sulla pastorizia e sull’industria manifatturiera (tessile, conciaria). L’agricoltura contribuisce per il 7,5% alla formazione del PIL, l’industria per il 35,7% ed i servizi per il restante 56,9%. Il settore minerario è in ripresa, grazie soprattutto alle prospettive di crescita della produzione diamantifera, uno dei principali volani di espansione economica del Paese: un nuovo impianto per la lavorazione di diamanti grezzi, attualmente in costruzione presso la miniera di Liqhobong, dovrebbe essere completato entro la prima metà del 2016 e a pieno regime consentirà di trattare 1 milione di diamanti grezzi ogni anno.

Dopo un rallentamento registrato nel 2011, la crescita economica è stata sostenuta a partire dal 2012 (6,5% nel 2012%, 5,8% nel 2013 e 4,5% nel 2014), grazie proprio all’espansione del settore minerario e all’avvio della seconda fase del progetto Lesotho Highlands Water Project (vedi sotto). Le previsioni indicano una crescita del 5,4% nel 2015 e del 4,9% nel 2016.

In tema di scambi commerciali, l’economia del Lesotho è fortemente dipendente dal Sud Africa, da cui proviene ben il 96,4% delle importazioni e dove e’ destinato il 44,9% delle esportazioni. Il Paese esporta soprattutto acqua, prodotti dell’industria manifatturiera (abbigliamento, calzature) lana e diamanti. Le importazioni comprendono prodotti alimentari, materiali da costruzione, autoveicoli e altri mezzi di trasporto, macchinari e prodotti farmaceutici. La bilancia commerciale è peraltro in costante disavanzo (oltre un miliardo di US$ nel 2014) così come la bilancia delle partite correnti, il cui deficit e’ salito al 7,9% del Pil nel 2014, a causa della contrazione delle esportazioni, di una riduzione delle rimesse degli emigranti e da minori introiti provenienti dai dazi doganali imposti in ambito SACU.

Tra i principali progetti in corso si segnala la fase 2 del “Lesotho Highlands Water Project”, in parte finanziato da UE, Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo, che prevede l’ampliamento del sistema di distribuzione dell’acqua proveniente dal Lesotho e destinata al Sud Africa e lo sviluppo di impianti per la produzione di energia idroelettrica. La fase 1 è stata completata nel 2004 con la costruzione delle dighe di Katse e di Mohale e della centrale idroelettrica di Muela, mentre la fase 2 prevede la costruzione della diga di Polihali e di un tunnel che collegherà la nuova diga con la diga di Katse. Il costo complessivo dell’imponente progetto, solo per gli aspetti legati allo sfruttamento dell’acqua, è di 12 miliardi di Rand (circa 923 milioni di Euro al cambio aprile 2015).

Un altro importante progetto idrico in corso di realizzazione consiste nella costruzione della diga di Metolong, parte del programma Lesotho Lowlands Water Scheme, inteso a erogare sino a 75.000 m3 giornalieri di acqua per i consumi domestici e industriali della capitale Maseru e dei distretti limitrofi. Il progetto (del valore di circa 200 milioni USD) è finanziato, oltre che dal Governo del Lesotho, anche da Sud Africa, Banca Mondiale, Millenium Challenge Account (Governo USA), UE, Kuwait Fund, Badea (Banca degli Stati Arabi), Opec e Saudi Fund for Economic Development.

 

Rapporti bilaterali

Le relazioni bilaterali con il Lesotho sono eccellenti, grazie anche alle ripetute visite nel Paese di rappresentanti dell’Ambasciata d’Italia a Pretoria. Il Lesotho dispone invece in Italia di un’Ambasciata a Roma, un Consolato Generale Onorario a Venezia e due Consolati Onorari, uno a Nuoro e l’altro a Milano.
L’interscambio commerciale tra Italia e Lesotho ha registrato un aumento considerevole negli ultimi 3 anni. Nel 2013 si è attestato sui 940.000 euro, dieci volte il valore del 2011. Nel 2014 e’ ulteriormente aumentato del 35% rispetto al 2013 (941 mila euro di esportazioni e 330 di importazioni). Le condizioni socio-economiche del Paese ed il ridotto potere d’acquisto della popolazione non consentono significative possibilità di penetrazione per l’offerta italiana di beni di consumo. Può invece aumentare la nostra presenza nel settore di macchinari tessili, anche se, con l’entrata in vigore dell’Agreement on Textile and Clothing (in ambito WTO), la competitività del Paese è sottoposta a forti pressioni. Maggiori appaiono le opportunità nei settori delle macchine per movimento terra e i macchinari per il settore calzaturiero e della lavorazione del cuoio e dei pellami. Vi sono anche prospettive, seppur limitate, nei comparti energetico, idrico, dell’imbottigliamento delle acque sorgive (di eccellente qualità), dei trasporti, del taglio dei graniti e delle pietre arenarie, dell’agro-industria (produzione di latticini). Altro settore di potenziale interesse è quello del turismo (con particolare riguardo agli sport invernali e alla montagna).
Quanto alla presenza di imprese italiane nel Paese, si segnalano in particolare Salini/Impregilo), che ha partecipato alla costruzione della prima fase del Lesotho Highlands Water Project (LHWP) e la CMC di Ravenna, che si è aggiudicata una parte importante dei lavori della seconda fase del progetto, il cui completamento e’ previsto per la fine del 2020.


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