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Commemorazione al Cimitero Militare di Zonderwater in occasione della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate

Data:

04/11/2016


Commemorazione al Cimitero Militare di Zonderwater in occasione della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate

Il 4 novembre abbiamo celebrato la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate e domenica 6 abbiamo ricordato nel corso di una commovente cerimonia i militari italiani che durante la Seconda Guerra Mondiale furono imprigionati a Zonderwater – ‘luogo senz’acqua’ in Afrikaans – il piu’ grande campo di prigionia alleato della Seconda Guerra Mondiale e onoreremo i militari italiani sepolti nel Cimitero Militare Italiano di Zonderwater.

Subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia contro le Forze Alleate l’11 giugno 1940, il Governo sudafricano, all’epoca parte del Commonwealth e guidato dal generale Smuts, dichiarò aperte le ostilità contro Roma e ben presto, a seguito delle prime vittorie Alleate in Africa Orientale, i prigionieri di guerra italiani cominciarrono ad arrivare in Sud Africa.

A circa 40 km a nord di Pretoria, su una vasta pianura arida – ecco perché Zonderwater, ‘luogo senz’acqua’ in Afrikaans – venne costruito un campo di prigionia riconoscibile per l’immensa distesa di tende coniche destinate ai prigionieri. In poco tempo il numero di prigionieri aumentò inesorabilmente: 54.000 già nell’aprile del 1942, 63.000 nel 1943, fino a raggiungere i 90.000 prigionieri.

In poco tempo Zonderwater divenne una vera e propria città-prigione dove, grazie allo spirito d’iniziativa degli stessi prigionieri e all’umanità mostrata dal comandante del campo, il Colonnello Prinsloo, fu possibile costruire ospedali, campi sportivi, teatri, cappelle e scuole.

I prigionieri italiani riuscirono a mantenere alto il morale dedicandosi ad attività culturali e sportive e alla produzione manifatturiera. Le autorità del campo riconobbero la bravura dei prigionieri e, grazie anche all’aiuto delle comunità italiane di Pretoria e Johannesburg, fornirono loro i mezzi per migliorare la qualità della propria produzione. Questa si rivelò di un livello così alto che furono organizzate,  dentro e anche fuori dal campo, mostre di giocattoli, di oggetti intagliati, di mobili e di lavori in ferro battuto.

Anche la produzione artistica venne incoraggiata e molti prigionieri si dimostrarono ottimi pittori, scultori, attori di teatro e musicisti e in breve tempo Zonderwater, nonostante il panorama desolante della guerra, divenne un luogo vivace e sempre meno somigliante a un campo di prigionia.

Nel maggio del 1945 ebbe inizio il graduale rimpatrio dei prigionieri, conclusosi due anni più tardi con lo smantellamento del campo.

Grazie all’intreprendenza dei prigionieri italiani e alla comprensione delle autorità sudafricane la tragica esperienza della guerra e della prigionia si trasformarono in qualcosa di costruttivo diedero vita ad un nuovo legame tra l’Italia e il Sud Africa poiché a partire dagli anni Cinquanta gli stessi prigionieri rimpatriati aprirono la strada a un consistente flusso migratorio di italiani nel Paese: circa 20.000 ex prigionieri tornarono in Sud Africa dopo pochi anni e una parte importante dell’attuale comunità italiana – circa 40.000 unità – è tuttora composta da discendenti di quel nucleo di migranti.

Oggi, nella stessa area dove una volta si ergeva il campo di prigionia, si trova il Cimitero Militare Italiano di Zonderwater, dove sono seppelliti i militari italiani morti durante la prigionia e ogni anno, la domenica successiva al 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, le autorità italiane e le comunità di italiani presenti in Sud Africa rendono omaggio alla memoria dei nostri concittadini che, nonostante la guerra, la durezza della prigionia e la distanza da casa, riuscirono a dare vita a un’esperienza che ha finito per rendere più vicini il popolo italiano e il popolo sudafricano.

 

 


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