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Namibia

 

Namibia

POLITICA INTERNA

Indipendente dal 1990, la Namibia è una Repubblica presidenziale (il Capo dello Stato è anche Capo del Governo) con Parlamento bicamerale. Il principale partito politico è la SWAPO (South West Africa People's Organization), già movimento di liberazione nazionale, che governa il Paese dal 1994. Alle elezioni del 2004 il Comitato Centrale della SWAPO decise di candidare alla Presidenza Hifikepunye Pohamba, sostenuto da Nujoma e allora Ministro della Riforma agraria e Vice Presidente dello SWAPO, che fu eletto con il 76% dei voti. Pohamba è riuscito a gestire il Paese in un’atmosfera di relativa concordia e concertazione, soprattutto in relazione alla questione della riforma della proprietà terriera, in gran parte posseduta da farmers d’origine europea. Le elezioni del novembre 2009 hanno sancito la rielezione di Pohamba con il 75,25% dei voti e l’ampia vittoria della SWAPO che, con il 74,29% delle preferenze, ha mantenuto una maggioranza di due terzi dei seggi in Parlamento. Nel dicembre 2012 il Presidente ha effettuato un rimpasto governativo (due giorni dopo la conclusione del quinto Congresso SWAPO) nominando Primo Ministro Hage Geingob, che aveva già ricoperto tale carica per 12 anni durante la precedente Presidenza e da poco confermato Vice-Presidente del partito. Candidato della SWAPO alle elezioni del novembre 2014, Geingob ha ottenuto una vittoria schiacciante, con oltre l’87% dei suffragi, il più alto risultato mai raggiunto nella giovane democrazia africana. Nelle precedenti consultazioni politiche, infatti, i candidati risultati vincitori si erano fermati alla pur considerevole percentuale del 75-76%. Il principale sfidante, leader della Democratic Turnhille Alliance (DTA) Venaani McHenry, si è fermato al 4,9%, seguito da Hidipo Hamutenya del partito Rally of Democracy and Progress (RDP) al 3,4%. Storica affermazione del partito anche alle contestuali elezioni legislative: 80% delle preferenze per 77 seggi in Parlamento sui 96 previsti dalla Costituzione.

La Namibia fa parte della Southern African Development Community (SADC), Organizzazione intergovernativa che comprende 15 Paesi dell’Africa meridionale. Nel quadro della SADC, nel 2000 venne firmato un Accordo per la creazione di un’area di libero scambio tra Sud Africa, Botswana, Lesotho, Namibia e Swaziland (già membri della SACU, vedi sotto), cui si sono aggiunti in seguito Mauritius, Zimbabwe e Madagascar. Nel 2008 hanno aderito anche Malawi, Mozambico, Tanzania e Zambia, portando il totale dei membri dell’Accordo a 12. La Namibia è inoltre membro della Southern Africa Customs Union (SACU), l’Accordo di unione doganale che comprende il Botswana, il Lesotho, il Sud Africa e lo Swaziland. L’accordo prevede la liberalizzazione degli scambi (ossia l’eliminazione delle tariffe e delle restrizioni quantitative) di beni pro¬dotti all’interno dell’area, l’applicazione di una tariffa esterna comune sulle importazioni provenienti dai Paesi terzi e l’adozione di un’accisa comune. I Paesi membri della SACU (ad eccezione del Bostwana) hanno inoltre firmato nel 1986 un Accordo per la costituzione di una Common Monetary Area (CMA) che prevede la liberalizzazione dei movimenti di capitali, un regime di cambi comune verso l’esterno e l’ancoraggio delle valute di Namibia e Lesotho al Rand sudafricano.

In tema di rapporti con l’Unione Europea, di grande importanza per il Paese è la firma nel luglio 2014 dell’Economic Partnership Agreement (EPA) tra UE e SADC, che avrà per la Namibia, una volta ratificato da tutti gli Stati Membri, ricadute positive soprattutto nel settore agricolo. A trarne i maggiori vantaggi saranno le esportazioni namibiane di manzo, pesce e uva che beneficeranno della franchigia totale o parziale. L’UE è infatti il maggior importatore di nasello dalla Namibia, da cui compra inoltre piu’ di 10 mila tonnellate di manzo ogni anno. Il Governo si e’ dichiarato soddisfatto dell’intesa, che a suo dire lascia notevoli margini di manovra politica nella definizione dei programmi e delle strategie di crescita economica del Paese.

ECONOMIA

A partire dall’indipendenza, nel 1990, il governo ha adottato diversi Programmi di Sviluppo Nazionale con l’obiettivo di assicurare al Paese una crescita equa e sostenibile. Per il quinquennio 2013-2018 è stato lanciato il nuovo piano (NDP4) che punta a ridurre la povertà e le sperequazioni nella distribuzione della ricchezza, creare occupazione nel settore privato (in particolare nell’industria manifatturiera), completare la riforma fondiaria con la ripartizione delle terre, la crescita economica. Allo stesso tempo prevede l’attuazione della Vision 2030 che mira raggiungere la piena occupazione e ad aumentare sensibilmente il reddito pro-capite entro il 2030.

Minerario
La struttura economica poggia tradizionalmente sull’estrazione e la lavorazione dei minerali, in particolare uranio (di cui la Namibia è il quinto produttore mondiale e conta una delle più importanti società al mondo, la Rossing Uranium) e diamanti (sesto posto tra i produttori mondiali dopo Botswana, Russia, Canada, Sud Africa e Angola). Il settore minerario contribuisce per il 20% alla formazione del PIL nazionale ma impiega solo il 3% della forza lavoro, circostanza imputabile anche alla forte presenza di imprese sudafricane. Particolare importanza riveste inoltre l’estrazione del marmo e di graniti grezzi.

Agricoltura
Il 40% circa della forza lavoro namibiana è impiegata nell’agricoltura che rappresenta il 7,7% del PIL (dati 2013) e da cui dipende la sussistenza del 70% della popolazione. Il Governo ha avviato un programma di riforma agraria con l’approvazione nel 1995 del Land Reform Act, che conferisce al Ministry of Lands, Resettlement and Rehabilitation il diritto di espropriare i terreni non adeguatamente sfruttati e di confiscare le tenute agricole appartenenti ai “proprietari assenti” stranieri (in maggioranza sudafricani e tedeschi). Anche la pesca riveste notevole importanza (vedi sopra EPA con l’UE). Tra i prodotti più abbondanti si segnalano merluzzi/naselli, suri e sardine, seguite da altre specie minori.

Turismo
La Namibia è una delle mete preferite dal turismo regionale ed internazionale grazie alla varietà delle sue attrazioni naturali ed al buon livello delle infrastrutture (tra queste spiccano il collegamento stradale Trans-Kalahari tra Namibia, Botswana e Sud Africa settentrionale e il Trans-Caprivi che unisce il Paese a Zambia e Zimbabwe). Il Namibia Tourism Board ha il compito di monitorare il mercato del turismo e favorire la promozione turistica della Namibia.

Settore energetico
Il settore energetico è in cima alle priorità del governo namibiano, alla luce dell’insufficiente capacità delle centrali nazionali di garantire una produzione adeguata alla crescente domanda. A peggiorare la situazione, dallo scorso anno il Sud Africa ha ridotto le esportazioni di elettricità in Namibia, a seguito della crisi energetica che ha colpito il Paese. Per rispondere all’emergenza in atto, che rischia di avere un impatto fortemente negativo sulla crescita economica, Nampower, l’operatore elettrico nazionale, ha lanciato lo scorso anno lo Short Term Critical Supply Project per il periodo 2012-2016.
Infrastrutture e Trasporti
La Banca Centrale namibiana ha stimato in 20,3 miliardi di Euro il fabbisogno del Paese per lo sviluppo infrastrutturale dei prossimi 5 anni. Nel 2015 il governo intende avviare la costruzione di un polo logistico all’avanguardia per i Paesi dell’Africa australe, il cui costo stimato è di 4 miliardi di Euro. Nel settore dei trasporti sono in programma vari progetti per migliorare e sviluppare le infrastrutture ferroviarie e portuali. La Namibian Ports Authority sta costruendo un nuovo terminal presso il porto di Walvis Bay, al costo di 455 milioni di Euro, che verrà completato nel 2017. Nello stesso porto è inoltre in programma la costruzione di un altro grande terminale, caratterizzato da fondali molto profondi, con l’ambizioso obiettivo di farne la porta d’accesso per i Paesi SADC (Southern African Development Community). Il cantiere verrà aperto nel 2016 per un costo complessivo stimato di 2,7 miliardi di Euro. Riguardo alle infrastrutture ferroviarie, il progetti più importante sono la ferrovia Trans-Kalahari da 1900 km, che collegherà i giacimenti di carbone di Mmamabula in Botswana al porto di Walvis Bay (per un costo stimato di 9 miliardi di Euro) e la "Northern Railway Extension" verso l'Angola.

Nonostante il quadro macroeconomico e le prospettive di sviluppo il Paese resta contraddistinto da diffuse condizioni di indigenza (circa il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà) e marcate disparità nella distribuzione della ricchezza. Oltre il 25% della popolazione namibiana vive ancora in strutture improvvisate spesso prive di elettricità e di servizi igienico-sanitari. Una persona su 4 e’ senza lavoro con la disoccupazione giovanile che supera il 40%. Per questa ragione anche la Namibia (come il Sud Africa post-apartheid) ha avviato una strategia di discriminazione positiva (Black Economic Empowerment) che prevede incentivi per le società che garantiscono un’equa partecipazione della popolazione nera all’attività dell’azienda.

Sul fronte degli scambi con l'estero, il disavanzo strutturale della bilancia commerciale (2344 miliardi di US$ nel 2014) si prevede in aumento nel 2015, unitamente al deficit di parte corrente (909 milioni di US$ nel 2014). La Namibia esporta soprattutto prodotti ittici, minerali, pietre preziose, carne e bevande. I principali destinatari sono Sud Africa, Angola, Svizzera e Spagna. Le importazioni provengono per l’80% dall'area SACU (Southern African Customs Union) e comprendono veicoli, caldaie, ferro, acciaio e macchinari elettrici.

RAPPORTI BILATERALI

In tema di interscambio, l’Italia ha presentato nel 2014 un avanzo commerciale nei confronti della Namibia di 94 milioni di euro, dovuto al forte incremento delle nostre esportazioni, cresciute del 150% rispetto all’anno precedente. Si è così finalmente invertita una tendenza al disavanzo strutturale che durava da diversi anni a causa delle consistenti importazioni di zinco.

Nel 2014, l’interscambio totale tra i due Paesi è salito a 215 milioni di euro, il 60% in più rispetto al 2013. Le nostre esportazioni hanno raggiunto i 154,7 milioni di euro mentre le importazioni, in lieve calo rispetto al 2013, sono scese a 60,5 milioni di euro. L’Italia importa soprattutto zinco, seguito da altri minerali e prodotti del settore ittico (pesce fresco e/o congelato), mentre esporta principalmente macchine e apparecchi per l’industria alimentare, materiali da costruzione, autoveicoli e prodotti derivanti dalla lavorazione del petrolio (la voce principale per il 2014).

Un settore di particolare interesse per lo sviluppo della cooperazione economica bilaterale è quello energetico. Per il medio e lungo periodo il Governo namibiano ha in programma diverse iniziative, tra cui il completamento della centrale “Kudu” a ciclo combinato alimentata a gas naturale (in località Oranjemund, al confine con il Sud Africa), che avrà una potenza di 800 MW e che di recente e’ stata oggetto di un accordo di collaborazione con la zambese Copperbelt Energy Company. E’ inoltre attualmente in corso la costruzione della diga di Neckartal, nella regione del Keras, definita una "pietra miliare" dall’ex Presidente namibiano Pohamba. L’italiana Salini-Impregilo si è aggiudicata la gara per la realizzazione della diga (valore del contratto 220 milioni di euro), che sfrutterà le acque del Fish River per produrre energia, con un serbatoio idrico di 857 milioni di metri cubi destinato all'irrigazione di 5 mila ettari di terreno. Sono poi stati completati gli studi di fattibilità e di impatto ambientale della progettata centrale idroelettrica di Baynes (potenza stimata 600 MW), al confine nord, che verrà realizzata in collaborazione con l’Angola.

Il Governo è infine impegnato nello sviluppo di progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto in relazione agli impianti fotovoltaici: l’irradiamento solare in Namibia è infatti uno dei più alti al mondo. A tale riguardo Nampower ha avviato le procedure d’appalto per l’assegnazione di tre progetti fotovoltaici da realizzare nelle regioni di Erongo, Otjozondjupa ed Hardap, in particolare nelle località di Omaruru (dove peraltro verrà a breve avviato il primo solar power park del Paese da 4,5MW), Okahandja e Mariental. Tutti e tre gli impianti avranno una potenza di 10 MW e ciascuno occuperà un’area di circa 35 ettari. Delle 50 offerte presentate ne sono state selezionate 30 oggetto della procedura di pre-qualifica, superata da nove aziende tra cui figura anche Enel Green Power. Il gruppo italiano sta peraltro conducendo delle trattative con controparti locali di settore per l'acquisizione di licenze di 'Photovoltaic Generation' nell'ambito del Renewable Energy Feed-In-Tariff Programme (che prevede incentivi finanziari per gli operatori che producono energia da fonti rinnovabili) promosso da Nampower, azienda elettrica di Stato.

Natura Energy (azienda di diritto namibiano il cui Managing Director è un italiano residente in Sud Africa) sta invece realizzando il “Project Gecko”, per la costruzione di una centrale termoelettrica di notevoli dimensioni (capacità di 120 MW) ad Arandis, per un valore di circa 150 milioni di euro. Diverse sono le imprese italiane coinvolte, tra cui la CMC di Ravenna per la realizzazione delle opere civili e la Wartsila (impresa finlandese che ha rilevato la Grandi Motori di Trieste) per le turbine, che verrebbero costruite in Italia.

Il governo namibiano ha inoltre istituito un "Solar Revolving Fund" per erogare prestiti finalizzati all'acquisto e all'installazione di pannelli solari. Nell’anno finanziario 2013/2014 grazie al fondo sono stati stanziati 11,9 milioni di dollari namibiani (1 Euro = 13 $ namibiani al cambio marzo 2015), per un totale di 441 prestiti.

Riguardo agli accordi, nel maggio 2006 è entrato in vigore l’Accordo bilaterale sulla Promozione e Protezione degli Investimenti e il 27 giugno 2007 il Ministero della Salute italiano ed il Ministero dell’Agricoltura namibiano hanno firmato un’intesa tecnica sulla collaborazione in campo veterinario.

La comunità italiana presente in Namibia è composta da circa 228 residenti. La prima immigrazione italiana, proveniente soprattutto dal Veneto e dalla Lombardia, risale agli anni ’50, al seguito di imprese italiane attive nel settore delle costruzioni. A partire dagli anni ’90 è invece il settore turistico che ha attratto maggiormente i nostri connazionali.


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